Tavole da surf ecosostenibili fatte a mano con resina e fibre naturali

Un’altra storia di sostenibilità!
Parliamo di aziende sostenibili. Vogliamo sfruttare le nostre esperienze nel marketing digitale per il bene del pianeta.

Ci piace dedicare la nostra energia alle persone che scelgono di diventare “verdi“. L’idea di questa rubrica è quella di diffondere i marchi che hanno i nostri stessi ideali e che spesso non ricevono il risalto che meritano.

MAIA Shapes è il laboratorio di tavole da surf eco sostenibili shapate a mano, creato da Alessandro Grande. Un progetto lungimirante figlio di ricerca e tanto impegno con cui porta avanti una piccola rivoluzione, Surfare e rispettare l’ambiente!

Le spiagge, il sole, il caldo, il mare con le sue onde che più o meno dolci o impetuose ci fanno sognare, ci regalano quel meraviglioso suono lieve o fragoroso che identifica un mondo che da sempre ci affascina.

Ma se noi comuni mortali, amiamo tuffarci in mezzo alle onde, saltarle per divertimento o affrontarle scherzosamente immaginando di combatterle c’è chi le prende sul serio, chi le addomestica, le usa, le domina diventandone quasi schiavo tanta è la soddisfazione e l’adrenalina che ne trae.

Già, parliamo del surf e dei surfisti quella categoria di persone che fondamentalmente invidiamo per il coraggio, per la bravura e la sfrontatezza con la quale affrontano l’impeto del mare.

Ma cosa c’entra l’ambiente, la sostenibilità con una tavola da surf ?

Ne abbiamo parlato con Alessandro Grande, 31 anni pugliese, che da qualche anno ha deciso di sfidare le convenzioni e si è gettato con tutta l’energia possibile nella sua attività di costruttore di tavole da surf con l’obiettivo di abbattere al massimo l’impatto sull’ambiente.

Alessandro, da dove partiamo?

“Partirei innanzitutto da una verità, bella o brutta che sia : pur essendo il mio lavoro sostenibile, ciò che ne viene prodotto diventerà comunque un rifiuto ossia non esiste per logica costruttiva e fine vita una tavola da surf completamente ad impatto zero! Ciò che però possiamo fare, e non è poco, è incidere il meno possibile in fase di produzione utilizzando materiali che siano innanzitutto meno dannosi possibili per chi li lavora.

Aggiungo: è stato proprio questo il motivo che mi ha spinto inizialmente a trovare alternative ai più comuni metodi di produzione; sapendo il rischio che si corre e la nocività di alcuni elementi ho cercato di preservare la mia salute all’atto della costruzione e di conseguenza ho aperto delle vie virtuose e sostenibili per tutti coloro che le vogliano intraprendere.”

Parliamo quindi, essenzialmente di materiali e lavorazioni diverse rispetto alla normalità costruttiva.

“Esatto! Nei processi di indurimento delle resine che compongono una comune tavola da surf  si sprigionano sostanze che sono altamente nocive, se respirate; le bioresine sono quindi la risposta alle comuni resine che utilizzano solo composti petroliferi affermandosi come alternative sostenibili pur mantenendo una piccola base ad idrocarburi.

All’interno di questo filone di produzione esistono delle fibre alternative che cercano di andare a sostituire la comune fibra di vetro con la quale sono fatte le tavole da surf; tale fibra è notevolmente nociva alle vie respiratorie al momento della lavorazione e, oltretutto, la temperature a cui viene fusa è altissima e quindi necessita di grande dispendio energetico.

Trovano così collocazione la fibra di Juta o la fibra di Lino che mescolate al carbonio arrivano a dare prestazioni anche superiori alla fibra di vetro….un benessere ambientale che produce anche ottimizzazione prestazionale.”

Benefici quindi anzitutto per il lavoratore che produce ma anche per l’ambiente.

“Assolutamente si. Un esempio lampante è anche l’approvvigionamento della materia prima. Pensate che una tavola da surf internamente è composta da poliuretano o polistirolo e le fabbriche che si occupano del preassemblaggio sono spesso extraeuropee con conseguente impatto negativo riguardo il trasporto, onerosissimo in termini di sostenibilità.

Ciò che ho fatto, conseguentemente, è quello di aver trovato un’azienda in Puglia, a casa mia, che mi rifornisce di polistirolo proveniente dal riciclo sia di altri che del mio stesso scarto di lavoro creando la combinazione ideale: trasporti azzerati e attenzione al tema dei rifiuti. L’unico peccato, come dicevo prima, è che il fine vita di una tavola da surf, una volta assemblata, è difficilmente riciclabile in quanto è quasi impossibile la separazione dei componenti costruttivi.”

Quando nasce la tua idea?

“L’avventura dell’autocostruzione nasce appena finita l’università, avendo studiato ingegneria ho voluto applicare i miei studi alla passione della mia vita. Nel 2015 ho iniziato i primi esperimenti con l’obiettivo di ottenere un buon prodotto a parità di costi, mi spiego: quando penso ad un costo del mio prodotto non penso alle classiche fasce di prezzo piò o meno onerose ma penso che esso sia da riferirsi al solo costo dei materiali di cui è composto e non debba essere subordinato ai processi distribuitivi a cui è sottoposto che ne lievitano inevitabilmente il costo finale.

Voglio che la marginalità “mangiata” dai vari passaggi che vanno dal produttore al consumatore sia tutta spesa in termini qualitativi.”

Infine, siamo troppo curiosi sull’artigianalità delle tue costruzioni! Ci racconti come avvengono i passaggi delle tue crezioni ?

“Anzitutto, la tavola è a tutti gli effetti un vestito da cucire addosso a chi la usa…ciò sembrerà strano ma sono tanti i particolari da tenere in considerazione: caratteristiche fisiche come altezza e peso, tipo di onde che si intendono “surfare”, la tipologia di surf a cui la persona è abituata e soprattutto l’esperienza di cui è dotata.

A parità di peso, ad esempio le tavole tra un principiante ed un esperto sono molto diverse.

Si aprono quindi ventagli di possibilità molto ampi riguardo le forme (fatte rigorosamente a mano) che si danno alle tavole: bordi e spessori più o meno accentuati in base anche ai mari da surfare…il mediterraneo è ben diverso dall’oceano e ciò richiede tipologie differenti tra loro.

Alla fine c’è la personalizzazione grafica oltre quella costruttiva che vi raccontavo prima, quindi disegnare, ad esempio, direttamente sul polistirolo grazie ad artisti locali di mia conoscenza oppure colorare la resina dandogli le sfumature desiderate.

Un ultimo aspetto che mi piace sottolineare e di cui vado orgoglioso è il fatto che le mie tavole sono certificate da Sustainable Surf, un ente californiano, che attraverso un logo e un numero seriale che viene impresso sulle tavole garantisce la sostenibilità assoluta delle mie costruzioni.”

Alessandro ci ha veramente fatto cavalcare con lui le onde di un mondo a noi abbastanza sconosciuto ma pieno di sorprendenti contenuti; siamo certi che il suo impegno e il suo sforzo alla ricerca di un modo più sostenibile di surfare farà innamorare ancor di più gli amanti delle onde!

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