QuintoSapore, gli attivisti della biodiversità

Un’altra storia di sostenibilità!
Parliamo di aziende sostenibili. Vogliamo sfruttare le nostre esperienze nel marketing digitale per il bene del pianeta.

Ci piace dedicare la nostra energia alle persone che scelgono di diventare “verdi“. L’idea di questa rubrica è quella di diffondere i marchi che hanno i nostri stessi ideali e che spesso non ricevono il risalto che meritano.

Con oltre 500 varietà di ortaggi, piante di olivi e filari di vigneti antichissimi, QuintoSapore incanta l’Italia, e non solo, seguendo la filosofia dell’agricoltura sostenibile e del rispetto della natura.

Per la nostra rubrica Storie di Sostenibilità ci siamo recati oggi al confine tra Umbria e Toscana, in quel di Città della Pieve, per intervistare Alessandro Giuggioli, imprenditore agricolo e fondatore, con i suoi fratelli – tra cui il suo gemello Nicola – dell’azienda agricola Quinto Sapore.
Con oltre 500 varietà di ortaggi, piante di olivi e filari di vigneti antichissimi, QuintoSapore incanta l’Italia, e non solo, seguendo la filosofia dell’agricoltura sostenibile e del rispetto della natura. Qui, tra i molti ettari di terreno, vige una parola coniata dallo stesso Alessandro: “Agriconcura”, un neologismo il quale suono ci racconta già molto e ci preannuncia quale sia il vero cuore di questa affascinante realtà dell’imprenditoria italiana.

Alessandro, toglici subito una curiosità… cosa vuol dire “Agriconcura”?

Nella maniera più semplice, vuol dire “fare agricoltura con amore”. Questo perché se tratti bene la natura, quel bene la natura te lo ridarà indietro. Noi otteniamo i nostri risultati avendo sempre in mente questa parola e applicando tutte le tecniche del biologico, del biodinamico e della permacultura che meglio si adattano alla grandezza dei nostri appezzamenti di terra. Non solo, Agriconcura vuol dire anche avere a cuore la dignità dei nostri lavoratori, trattarli con rispetto, concedergli dei contratti regolari e una buona retribuzione… ancora, vuol dire cercare di insegnare ai nostri clienti il vero valore di ciò che comprano.

Dopo questa doverosa premessa, facciamo un passo indietro: puoi raccontarci di te e di come è nata l’idea “Quinto Sapore”?

Cominciamo con il dire che io non vengo dal mondo dell’agricoltura, anzi. Vengo da Roma, dal settore del cinema dove negli anni ho lavorato come attore e come produttore di film e documentari, con alcuni anni di esperienza anche all’estero. Successivamente, mi sono occupato anche di pubblicità… eppure, già negli anni ’90, quando avevo una decina d’anni, i miei acquistarono un terreno nei pressi di Città della Pieve, dove cominciarono a costruire casa. È da quel momento, quando ogni weekend io e miei tre fratelli ci recavamo in quel luogo di campagna con i nostri genitori, che cominciò a instaurarsi il mio legame con la natura. Fu anche grazie a un contadino, un signore che si prendeva cura dell’orto di casa, che imparai i rudimenti dell’agricoltura, dalla semina alla raccolta, fino a come prendersi cura di molte tipologie di ortaggi e piante.

Divenne una vera e propria passione?

Esattamente, tanto che cominciai, fin da piccolissimo, a collezionare tantissime tipologie di semi. Ogni volta che ne avevo occasione, anche nei mercati, ne acquistavo un po’ e li mettevo da parte in qualche ampolla. La “raccolta” prosegui anche quando divenni più grande, con i miei viaggi all’estero. Dal Sud America al Giappone, non c’era Paese dove non avevo occasione di raccoglierne, cosa che – a circa 38 anni – mi permise di aver all’attivo una notevole e rara collezione.

Lasciaci indovinare… questa collezione diede vita all’idea dell’azienda agricola?

Sì, tant’è che un paio di anni fa, al mio ritorno da un viaggio di lavoro in Guatemala – ero là per girare un documentario – venni a sapere dai miei genitori che era stato messo in vendita un grosso appezzamento di terra proprio adiacente al nostro. Si trattava di circa 24 ettari e, oltretutto, venduti a una cifra davvero vantaggiosa. Con i miei fratelli decidemmo quindi di fare questo investimento e dar vita a un’azienda agricola della quale me ne occupai io, in primis, direttamente. La cosa, inutile dirlo, mi prese a tal punto che, dopo le prime potature degli olivi e delle vigne presenti, non tornai più a Roma.
Da cosa venne cosa, e fu anche l’occasione di piantare, finalmente, i tanti semi che avevo collezionato da una vita. Lo feci partendo da un piccolo orto, appena 1000 metri quadri, che diede subito i primi frutti, permettendomi di avere un discreto guadagno attraverso la vendita diretta. La cosa andò talmente bene da convincermi a pensare più in grande e la scorsa estate – vero “anno zero” – l’orto sopraccitato aveva già raggiunto la considerevole grandezza di due ettari. Contemporaneamente, aprivamo il nostro primo negozio in centro, a Città della Pieve.

Lo scorso anno eravamo nel pieno della pandemia Covid. Come influì questa sul vostro lavoro?

Inutile dire che fu un periodo davvero difficile. Anche se alcuni sostengono il contrario, la crisi ha colpito e sta colpendo anche le aziende agricole. Questo anche perché la maggior parte del nostro introito commerciale è rappresentato da alberghi e ristoranti, che acquistavano i nostri prodotti per le loro cucine. Eppure, siamo riusciti a resistere e non solo: da tre lavoratori, siamo oggi a ben 17. La cosa bella è che io, con 40 anni appena compiuti, sono il più “anziano”. Gli altri sono tutti giovani ragazzi, tutti di Città della Pieve e con loro, ormai, è una gioia lavorare. Paradossalmente, la pandemia globale ha ricordato a molte persone che fare un orto e stare tutto il giorno all’aria aperta, in mezzo alla natura, non è poi così male.

E oggi? Come vanno le cose?

Cominciamo con il dire che oggi abbiamo ben 14 ettari di ortaggi con circa un migliaio di varietà diverse. E voglio dirlo, almeno finché qualcuno non deciderà di smentirci, ma ancora non è accaduto…

Dire cosa?

Siamo l’azienda agricola più biodiversa al mondo. Va da sé che non si tratta di un lavoro facile. Ogni ortaggio ha bisogno di una particolare cura e averne così tanti non è semplice. Tuttavia, avere tra inverno ed estate 1000 diverse tipologie di ortaggi, ci consente di arricchire ulteriormente la biodiversità, permettendo alle api di creare naturalmente nuove varietà più resistenti alle malattie, al caldo, al freddo… alcune le creiamo noi stessi, ma sempre con il metodo naturale e biologico dell’impollinazione naturale. Il nostro è quindi anche un lavoro di ricerca, volto soprattutto a creare incroci in grado di resistere ai cambiamenti climatici.

La vostra è un’azienda sia biologica che biodinamica, vero?

Precisamente, e non solo. Per chi si affaccia oggi al mondo dell’agricoltura è impensabile non affidarsi al biologico. Tuttavia, è purtroppo vero che non sono molte – almeno in Italia – le aziende veramente biologiche, quelle che come noi “ci credono”, che vedono il biologico anche come un obbiettivo etico e filosofico da perseguire. È risaputo che molte fanno solo finta di esserlo… basta leggere dei molti scandali che ogni giorno troviamo sui giornali per rendercene conto. La difficoltà principale, che spinge molti a desistere, è data principalmente dal fatto che non è possibile intervenire quando compaiono delle malattie nelle piante. I trattamenti utilizzabili sono limitati e non sempre efficaci. Eppure, sono allo stesso tempo di gran lunga più costosi e, anche se permettono di produrre dei frutti e degli ortaggi genuini, comportano delle spese a volte molto gravose e difficili da sostenere. Per farvi capire meglio, quando trovate degli ortaggi “biologici” in vendita, come dei pomodori, e li trovate a un prezzo inferiore a 1,5€ al kg… fatevi qualche domanda sulla loro reale genuinità e su come vengono trattati i lavoratori che se ne sono presi cura. Inutile dire che gli aiuti statali per chi coltiva biologico sono totalmente insufficienti, anche questa è cosa risaputa e, purtroppo, sprona tante aziende a evadere i controlli. Per quanto riguarda il biodinamico, come anche la permacultura, sono anch’esse tecniche che utilizziamo nei terreni di QuintoSapore, ma in maniera più limitata, scegliendo con cura quelle più consone e sostenibili.

Osservando i vostri social e il vostro bellissimo sito, sembra che ci teniate proprio al Marketing… è così?

Provenire dal mondo del cinema e della pubblicità mi ha chiaramente avvantaggiato. Abbiamo scelto da subito di puntare sul digitale per la promozione di QuintoSapore, anche perché il mercato a “km 0” non era il primario obiettivo. I nostri clienti sono principalmente un target medio/alto dell’area di Milano, di Roma, di Firenze… come anche i ristoranti stellati. Per conquistarli sapevamo di dover puntare su contenuti di qualità, in grado di raccontare la nostra azienda. La gente compra con gli occhi, diciamocelo francamente e l’attenzione su questi canali, come ben sappiamo, è di breve durata. Bisogna allora puntare su immagini di alta qualità, su uno storytelling d’impatto e accattivante per spiegare a tutti che in molti fanno biologico, ma in pochissimi lo fanno come noi. Qui si fa tutto a mano, tenendo sempre nel cuore la natura e il rispetto nei suoi confronti.

Avete del personale dedicato che si occupa del vostro Digital marketing?

Soprattutto con il Covid, la vendita online di qualsiasi prodotto si è molto accentuata. L’e-commerce è diventato un compagno imprescindibile per ogni imprenditore che vuole dare un futuro alla propria azienda. Per gestire questo e i nostri canali social ho quindi deciso di assumere un ragazzo esperto di 32 anni che si occupi solo di tali servizi. Ovviamente si occupa anche del customer care, al quale teniamo molto per avere feedback sempre aggiornati da parte dei nostri clienti e per migliorare il nostro lavoro. Sui nostri social potete trovare anche la spiegazione di ogni nostro prodotto, consigli su come utilizzarli in cucina, la loro storia e la loro provenienza. Un racconto a tutto tondo volto a generare fiducia.

Fino a dove arrivano le vostre spedizioni?

Il fresco raggiunge tutta l’Italia, mentre per conserve, olio e vino possiamo spingerci molto più in là. Vi basti pensare che in questo periodo stiamo allargando i nostri orizzonti all’America e alla Cina. L’Europa, invece, era già nel nostro target e raggiungiamo ogni suo Paese in 2-3 giorni. Ogni spedizione, ovviamente, è garantita da un packaging sostenibile, compostabile e affidabile. Abbiamo scelto di affidarci a un’azienda locale con la quale abbiamo ormai stretto un forte legame e che, come noi, ha molto a cuore l’ambiente. Il loro rappresentante viene da noi una volta alla settimana per discutere su come migliorare e come crescere insieme… un’attenzione molto rara di questi tempi. Ovviamente, non troverete plastica nei nostri pacchi e la freschezza sarà sempre garantita!

A questo punto, vogliamo sapere anche del vostro olio e del vostro vino!

Cominciamo con l’olio. Abbiamo sette cultivar diverse e, quest’anno, quando lo abbiamo fatto analizzare, si è scoperto che la qualità è qualcosa di eccezionale. Ha sbalordito tutti soprattutto per la quasi assenza di acidità e perossidi. Una cosa molto rara, che ci ha permesso di ottenere il massimo premio anche dal Gambero Rosso.
Per quanto riguarda il vino, anche qui c’è una storia molto interessante dietro. Quando abbiamo acquistato la terra, la vigna presente era molto vecchia e da subito ci consigliarono di eliminarla per ricominciare da zero. Tuttavia, un enologo esperto, Maurillo Chioccia, ci consigliò l’esatto contrario, ovvero di prendercene massima cura e vedere cosa si riusciva a produrre. Beh, il risultato fu qualcosa di incredibile. Da successive indagini scoprimmo che buona parte della nostra vigna è una rarità italiana, originaria dell’area di Chiusi: il Malmaturo. La sua storia, antichissima, è legata addirittura agli Etruschi e agli antichi Romani, i quali ottennero dalle sue uve il primo prosecco mai conosciuto. Il nome “Malmaturo”, derivava dal fatto che parte dei suoi grappoli rossi restavano verdi durante la maturazione e si optava quindi per una produzione di bianco. Intorno agli anni ’50, tuttavia, i contadini e i produttori locali scelsero di estirparla completamente per sostituirla con altri vitigni più redditizi e dalla più alta gradazione. Questa scelta, oggi, rappresenta la nostra fortuna, perché posso dire che QuintoSapore è l’unica produttrice in Italia di Malmaturo.

Prima di salutarci, puoi spiegarci cosa vuol dire “QuintoSapore”?

Questo nome nasce da un film, il primo sul quale stavo lavorando quando tornai a Roma. Ovviamente, era un film sulla cucina, ma non ebbe mai luce per una serie di sfortunati eventi. Il nome, tuttavia, mi piaceva tanto da decidere, fin da subito, che lo avrei utilizzato per dar vita a un’azienda agricola. Certo, l’idea di base era quella di avviarla una volta andato in pensione… ma le cose sono andate diversamente! QuintoSapore è il sapore saporito, il sapore dimenticato, la quintessenza che trovavamo nella cucina delle nostre nonne… e, come dalla log-line del film, QuintoSapore è quello che viene fatto con cura e amore!

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