Moda e sostenibilità, un matrimonio possibile

Un’altra storia di sostenibilità!
Parliamo di aziende sostenibili. Vogliamo sfruttare le nostre esperienze nel marketing digitale per il bene del pianeta.

Ci piace dedicare la nostra energia alle persone che scelgono di diventare “verdi“. L’idea di questa rubrica è quella di diffondere i marchi che hanno i nostri stessi ideali e che spesso non ricevono il risalto che meritano.

Come può l'industria della moda e tessile abbracciare i temi della sostenibilità ambientale? Scopriamo insieme chi ci è riuscito!

L’industria tessile e la sostenibilità

Il tessile è la seconda industria, dopo quella petrolifera, più inquinante al mondo.

Sono le risorse naturali ed umane che interagiscono nei processi produttivi a renderla tale e fino a qualche tempo fa sembrava un’evidenza inevitabile ed ineluttabile.

Ultimamente le cose stanno cambiando, fortunatamente aggiungiamo noi.

Una sensibilità maggiore all’argomento sta interessando tutte le aziende del settore dato il fatto che l’argomento sostenibilità abbraccia diversi aspetti della produzione in quanto le componenti sono varie e ad ognuna di esse va posta la dovuta attenzione.

Fast fashion e acquisto impulsivo

La problematica maggiore è da individuare nella fast fashion, la moda veloce che tutti noi quotidianamente vediamo nei centri commerciali o nelle vie dello shopping dove la grande distribuzione immette sul mercato una sovra abbondanza di capi generando diversi aspetti negativi sulla sostenibilità dell’intera filiera.

La capacità di immettere tali quantitativi a prezzi molto bassi deriva sia da una qualità scadente del materiale ma anche dal costo basso della manodopera utilizzata il che basterebbe a far storcere il naso al consumatore finale.

L’utente del resto è complice, passateci il termine, risultando vittima dell’acquisto compulsivo, non ragiona sulla qualità e sulla durata del capo comperato ma è attratto dal prezzo basso e conveniente.

Si genera così un circolo vizioso di spreco: la distribuzione immette sul mercato sempre più prodotti, l’utente ne acquista altrettanti e lo smaltimento (sia del produttore che del consumatore) diventa difficile se non impossibile.

Chiaramente manca la riflessione approfondita sul fatto che 6 maglioni da 25,00 euro abbiano spesso un ciclo di vita decisamente inferiore rispetto a 2 da 75,00 euro, insomma, la supremazia della quantità a discapito della qualità.

Sensibilità, ricerca e sviluppo nuovi materiali

Il ritorno all’artigianato è senz’altro una delle vie maestre in tal senso e comprendiamo che nell’industria moderna tornare indietro sia arduo e di difficile attuazione ma, tuttavia, le grandi aziende possono fare quei passi necessari attraverso investimenti in nuove tecnologie e materiali diversi e affinché la sostenibilità aumenti in maniera importante.

Diventa decisivo e fondamentale avere sensibilità sull’argomento e capire quanti benefici anche in termini economici oltre che morali derivino dalle scelte ecofriendly.

La ricerca e sviluppo nel campo tessile permette oggi di utilizzare materiali alternativi alla pelle e ai tessuti sintetici come quelli interamente biodegradabili a provenienza naturale da agricoltura biologica oppure sintetici ma a base di bambù, cactus, pelle riciclata e addirittura foglie.

Ciò riguarda non solo il materiale principale per costruire una borsa, un capo d’abbigliamento o delle scarpe ma anche e soprattutto tutti gli elementi “secondari” che li compongono lacci, serigrafie, adesivi, stampe, bottoni ma anche l’imballaggio con il quale vengono stoccati.

Oggi è possibile migliorare tale produzione in ottica sostenibilità ma il primo passo, ripetiamo, va fatto dal consumatore stesso che deve privilegiare un certo tipo di filiera e di idea sostenibile per “convincere” indirettamente la grande produzione a fare i conti con un cambio deciso di marcia.

Moda e sostenibilità è quindi un connubio difficile ma non impossibile, la pensa così ANIMAdVERTE che abbraccia la filosofia in maniera concreta e decisa rivoluzionando il modo costruttivo per rendere il prodotto più sostenibile possibile.

Nascono così diversi modi di cucire e rinforzare le borse attraverso la riduzione massima delle minuterie introducendo il concetto di “metal free” e rendendo il prodotto interamente biodegradabile.

La DimarGroup fa della sostenibilità uno dei cardini su cui fondare la propria filosofia produttiva.

Non solo il rispetto dell’ambiente e l’attenzione al riutilizzo e agli scarti di lavorazione ma anche una filiera controllata dei processi attraverso il progetto “Rating Vendor Sostenibile” con il quale l’azienda ha introdotto dei punti cardine di rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza ai quali si devono attenere tutte le catene produttive fornitori esterni compresi.

Così facendo la sostenibilità non diventa soltanto una nota a margine del processo di creazione del prodotto ma si trasforma in leva sulla quale basare la propria vision.

Anche DicartGroup  ha posto particolare attenzione all’economia circolare nei processi produttivi dei propri articoli dedicati alla moda.

Apre il suo sito web dichiarandosi “Partner della Sostenibilità” e ne ha ben diritto in quanto la definizione è suffragata da diversi riconoscimenti in ambito green.

Utilizzo di materiali riciclati, attenzione allo spreco di energia e di acqua e la certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard) con la quale Dicart garantisce che i prodotti tessili rispondano agli stringenti criteri di rispetto ambientale.

Anche nell’industria delle calzature si è arrivati a soluzioni fino a poco tempo fa impensabili grazie al cuoio ecologico di Gi-Elle-Emme , prima azienda al mondo a produrlo.

Investimenti in ricerca e sviluppo, cambio generazionale di macchinari hanno permesso all’azienda toscana di immettere sul mercato questa importante innovazione che si basa sulla capacità di utilizzare uno scarto di prodotto dell’industria alimentare in qualcosa di durevole e imputrescibile.

Ombrelloni da spiaggia usati, pneumatici, jeans o asciugamani usati addirittura vele possono diventare ottime scarpe ?!? Certamente si e lo dimostra Re-Born azienda friulana che fa del No-Waste l’elemento cardine del proprio business.

L’elemento riciclo come nuovo obiettivo strategico soprattutto del consumatore diretto che, a detta dell’azienda, oggi quando acquista un bene deve chiedersi “come e dove vengono prodotti, con quali materiali, sotto cosa condizioni e con quali mezzi“.

Riteniamo, in conclusione, che il connubio tra moda e sostenibilità sia un elemento ad oggi di grande interesse e di scelta strategica per molte aziende del settore, chi rivolgerà il proprio sguardo verso obiettivi in linea col rispetto dell’ambiente vedrà risultati soddisfacenti nel medio e lungo termine.

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