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Dimmi chi sei e ti dirò che cosa comprerai oggi

Apr 24, 2017 | Content

Lo slogan dei marketers

“Dimmi che colore ti piace, qual è la tua meta per le vacanze preferite, come scrivi, mangi, dormi, ascolti la musica. Dimmi, qualsiasi cosa. E ti dirò chi sei”.

Quello che appare come uno dei format più diffusi dei clickbait che affollano le bacheche degli utenti ‘social’ ereditato dai magazine anni ’90 rivolti a un certo target giovanile, soprattutto femminile, non è soltanto un passatempo che aiuta a conoscersi più a fondo, o un gioco per sorprendersi di come chi ha formulato il questionario riesca a conoscere qualcosa di noi.

Indagare le abitudini degli individui, le relazioni fra il loro modo di pensare e i loro stili di vita, rappresenta un potenziale enorme per delineare il profilo dei consumatori. “Dimmi chi sei e ti dirò che cosa comprerai oggi” dovrebbe diventare, in sostanza, lo slogan preferito dai marketers.

Farsi raccontare di sé: una necessità indispensabile

Se raccontare è un’arte, e pure molto antica, che nel corso dei secoli ha assunto le forme più disparate, dalla poesia al teatro, dalla letteratura al cinema, “farsi raccontare” è una forma d’arte contemporanea nel senso antico del termine (dal latino “ars”: tecnica, abilità), che un ottimo marketer deve essere in grado di praticare. Come per il buon “cortigiano” cinquecentesco, occorre una certa “sprezzatura”: nascondere l’artificio e invogliare al racconto con naturalezza e divertimento. Detto con le lucide e coeve parole del filosofo coreano Byung-Chul Han (Psicopolitica, figure nottetempo, 2016, p. 60): “Per realizzare una maggiore produttività, il capitalismo dell’emozione si appropria anche del gioco […]. Il gioco emoziona, anzi drammatizza il lavoro, producendo così una motivazione maggiore. Grazie alla veloce esperienza del successo e a un sistema di ricompense, il gioco produce prestazioni e risultati migliori”.

profilo del consumatore

Photo by Mona Khaleghi

Il modo più rapido per farsi raccontare: il web

Da Google ai social media, ai cookie, alla compilazione di questionari, gli strumenti di conoscenza dei potenziali consumatori passano attraverso il web. E in modo pratico e rapidissimo.

Al di là della possibilità di inviare migliaia di questionari da somministrare agli utenti con un solo click, tramite posta elettronica (solitamente gli indirizzi di posta elettronica dei consumatori possono essere registrati nel negozio al momento del precedente acquisto dello stesso prodotto), non si dimentichi che per invogliare i consumatori ciò potrebbe avvenire in cambio di un vantaggio per gli stessi; come la possibilità di utilizzo a breve termine di un buono sconto sul prossimo acquisto dello stesso prodotto.

Tu mi hai già detto chi sei, non ho bisogno di chiedertelo

Accade spesso che per motivi di personal branding, di ricerca di un’occupazione lavorativa, gli individui si auto-espongano per esibire le loro competenze, unite alle proprie passioni che coltivano nel tempo libero.

Ciò avviene in maniera non soltanto articolata, ma soprattutto libera e consensuale.

Per quanto riguarda la ricerca delle caratteristiche dei potenziali consumatori tramite social, una piccola nota a margine: la presenza di un “like” a una pagina Facebook, o l’essere follower di un account aziendale, non sono sempre segnali affidabili per indicizzare gli utenti o per riconoscere la stima degli stessi verso un certo brand.

Occorrono più dati: è dal loro insieme è possibile con maggiore certezza aver un quadro chiaro del profilo. Più proficuo è costruire interazioni personalizzate, seguendo quali sono i contenuti che gli utenti postano, i commenti che lasciano, i profili con cui interagiscono, in modo tale da carpire i loro desideri al momento giusto e far percepire il prodotto come un’occasione unica di soddisfare un bisogno.

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